Marcatori salivari per personalizzare l’allenamento del calciatore professionista
Silvia Carpitelli – Biologa Nutrizionista, Personalife
Nel calcio professionistico la differenza non la fa soltanto la quantità di lavoro svolto, ma la precisione con cui il carico viene adattato al singolo atleta.
È qui che la medicina di precisione applicata alla performance incontra la pratica di campo: leggere i segnali biologici giusti aiuta a capire se lo stimolo è efficace, se il recupero è adeguato e se la programmazione sta andando nella direzione desiderata.
Nel calcio di alto livello, allenare di più non coincide automaticamente con allenare meglio. La vera sfida per staff tecnico, preparatore e area performance è trovare il carico giusto per quel giocatore, in quel preciso momento della stagione.
Il tema è centrale perché il calcio professionistico convive con un’esposizione elevata a fatica, congestione del calendario, richieste neuromuscolari ripetute e rischio di infortuni.
Le evidenze epidemiologiche disponibili mostrano che nel calcio maschile professionistico l’incidenza complessiva degli infortuni si colloca intorno a 8,1 eventi ogni 1000 ore di esposizione, con un’incidenza in partita circa dieci volte più alta rispetto all’allenamento.
Nei club élite europei, inoltre, la maggior parte degli infortuni continua a concentrarsi durante il match, mentre carico, recupero ridotto e fatica accumulata restano tra i fattori più osservati quando si parla di rischio e disponibilità dell’atleta.
Dentro questo scenario, i biomarcatori salivari stanno attirando crescente interesse perché sono non invasivi, ripetibili, sostenibili sul piano operativo e facilmente applicabili sul campo. La saliva consente monitoraggi seriali senza il peso organizzativo di un prelievo ematico ripetuto, aspetto particolarmente utile negli sport di squadra.
La letteratura sul calcio conferma che cortisolo e testosterone sono tra i biomarcatori salivari più studiati, l’analisi epigene overtraining plus di Personalife valuta questi due ormoni e l’interluchina 6 (IL-6).
Quest’ultima è una citochina coinvolta nella regolazione della risposta immunitaria, dell’infiammazione e dell’omeostasi tissutale.
Viene prodotta da molti tessuti e agisce attraverso pathway di segnalazione che modulano la risposta di fase acuta, l’attivazione immunitaria e alcuni processi metabolici.
Ma per comprendere l’utilizzo e i valori di questi marker bisogna partire dal loro significato fisiologico:
- Il cortisolo rappresenta un indice della risposta allo stress allenante e del versante catabolico del carico.
- Il testosterone è associato alla componente anabolica, alla sintesi proteica, alla capacità di recupero e all’adattamento.
- L’IL-6 aggiunge un livello di lettura più articolato: viene prodotta durante l’esercizio, coinvolta non solo nei processi infiammatori, ma anche nella regolazione metabolica e nel dialogo tra muscolo, fegato, tessuto adiposo e sistema immunitario. Per questo l’IL-6 da esercizio non va letta in modo semplicistico come sinonimo di infiammazione.
Il punto decisivo è che questi dati diventano davvero utili quando vengono interpretati nel contesto corretto.
Un valore isolato non basta: servono timing coerente, confronto pre e post allenamento, conoscenza del carico svolto, stato dell’atleta, fase della stagione e andamento della performance.
Caso clinico
Marco, ha 29 anni ed è un calciatore professionista. Si allena regolarmente ad alta intensità, segue una routine strutturata e presenta, all’apparenza, il profilo classico dell’atleta performante: buona condizione generale, elevata tolleranza al lavoro e pieno inserimento nel contesto agonistico. Eppure, come accade spesso anche nello sport di alto livello, il dato esterno non racconta tutto.
Il punto non era la presenza di un sintomo eclatante, ma la necessità di capire se il carico proposto stesse davvero generando l’adattamento desiderato. In casi come questo la domanda non è soltanto quanto si allena l’atleta, ma come sta rispondendo allo stimolo. È un passaggio decisivo perché due sedute simili, sulla carta, possono produrre effetti molto diversi sul piano endocrino, metabolico e del recupero.
Per questo è stata scelta l’analisi epigene overtraining plus con il monitoraggio pre e post allenamento di tre biomarcatori chiave:
- cortisolo, per valutare la risposta allo stress fisico e il carico catabolico;
- testosterone, per osservare la risposta anabolica e la capacità adattativa;
- IL-6, per leggere la risposta acuta allo sforzo e il coinvolgimento metabolico-infiammatorio dello stimolo.
Nel primo rilievo pre e post allenamento fatto con la squadra emergono dati significativi:
- il cortisolo si riduce di quasi 4 ng/ml;
- il testosterone aumenta significativamente;
- l’IL-6: aumenta leggermente
La riduzione del cortisolo post esercizio, insieme all’aumento del testosterone, suggerisce una risposta coerente con un buon equilibrio tra stress acuto e capacità adattativa. L’incremento moderato dell’IL-6 può essere interpretato come espressione della fisiologica risposta allo sforzo. Non si tratta di una diagnosi funzionale completa, ma di un segnale utile: lo stimolo sembra ben tollerato e produttivo.
Il caso diventa ancora più interessante nel confronto successivo: la seduta in squadra viene paragonata ad una seduta personalizzata:
- la seduta in squadra è durata 90 minuti a intensità media;
- la seduta personalizzata, della durata di 45 minuti ad alta intensità e costruita in modo specifico sul profilo dell’atleta.
I risultati della seduta personalizzata:
- il cortisolo risulta più basso post allenamento in modo paragonabile alla seduta in squadra
- il testosterone nel post allenamento continua a salire in modo ancora più marcata
- l’IL-6 mostra una risposta molto più marcata, aumentando nel post allenamento del doppio rispetto alla seduta in squadra
Nel primo rilievo, il calo del cortisolo e la crescita del testosterone dopo l’allenamento indicano una risposta favorevole allo stimolo.
Nel confronto, la seduta personalizzata rafforza ulteriormente questo orientamento, mostrando un profilo con minore impronta catabolica e maggiore attivazione anabolica rispetto alla seduta standard di squadra.
L’aumento più marcato dell’IL-6 suggerisce inoltre una risposta acuta intensa e specifica, da interpretare sempre dentro il contesto del tipo di esercizio svolto, del livello di allenamento e del timing del prelievo.
Obiettivi operativi
A partire da questa analisi, gli obiettivi operativi diventano concreti e misurabili.
- Ottimizzare la risposta al carico, cercando sedute capaci di stimolare adattamento senza aumentare in modo non utile lo stress catabolico.
- Migliorare la lettura della readiness individuale, osservando come il giocatore risponde ai diversi tipi di allenamento nel tempo e non soltanto sulla base di parametri esterni.
- Personalizzare volume, intensità e densità della seduta, favorendo un profilo biologico più coerente con la prestazione e con il recupero.
- Il quarto obiettivo è integrare i dati salivari con altri indicatori di campo, così da supportare decisioni più accurate su progressione del carico, recupero e prevenzione del sovraccarico.
Intervento mirato
L’intervento suggerito al professionista che segue l’atleta parte da un principio semplice: usare il biomonitoraggio non come fotografia isolata, ma come guida per la programmazione.
Sul piano allenante, il caso indica che una seduta più breve ma più specifica, calibrata sul profilo dell’atleta, può risultare più efficace di un lavoro standard più lungo.
Questo non significa che l’alta intensità sia sempre preferibile, ma che lo stimolo deve essere coerente con il livello di preparazione, con gli obiettivi della settimana e con la risposta individuale del giocatore.
Sul piano pratico, il monitoraggio salivare può aiutare a:
- regolare volume e intensità della seduta;
- distinguere uno stimolo efficace da uno eccessivo o poco produttivo;
- osservare la readiness del giocatore in modo individuale;
- supportare decisioni su recupero, progressione del carico e personalizzazione.
Accanto alla programmazione dell’allenamento, può essere utile intervenire anche su variabili che modulano la risposta biologica al carico: qualità del sonno, timing nutrizionale, disponibilità energetica, recupero post sessione e gestione dello stress complessivo.
In un contesto di medicina di precisione, queste informazioni acquistano valore quando dialogano tra loro.
Per Personalife, casi come questo raccontano bene il valore della medicina di precisione applicata allo sport: trasformare un dato biologico in una scelta pratica, personalizzare l’intervento, misurare la risposta e migliorare la qualità della programmazione. È qui che l’analisi diventa strategia.
Riferimenti scientifici
- Papacosta E, Nassis GP. Saliva as a tool for monitoring steroid, peptide and immune markers in sport and exercise science. Journal of Science and Medicine in Sport, 2011.
- Francavilla VC, Cucinotta D, Barbagallo I, et al. Use of saliva in alternative to serum sampling to monitor biomarkers modifications in professional soccer players. Frontiers in Physiology, 2018.
- De Luccia TPB. Use of the testosterone/cortisol ratio variable in sports. The Open Sports Sciences Journal, 2016.
- Springham M, Newton RU, Cormack S, et al. Summated training and match load predictors of salivary immunoglobulin-A, alpha-amylase, testosterone, cortisol and T:C profile changes in elite football players. European Journal of Sport Science, 2022.
- Curzi D, Amatori S, Silvestri F, et al. Professional football training and recovery: a longitudinal study on the effects of weekly conditioning session and workload variables. PLOS One, 2024.
- Nash D, Hughes DC, Butcher L, et al. IL-6 signaling in acute exercise and chronic training: potential consequences for health and athletic performance. Sports Medicine – Open / Sports Medicine review literature, 2023.
- Ferreira L, Santos R, Fernandes C, et al. Saliva as a diagnostic tool in soccer: a scoping review. PeerJ, 2024.
- Ekstrand J, Spreco A, Windt J, Khan KM. Epidemiology of injuries in professional football: a systematic review and meta-analysis. British Journal of Sports Medicine, 2020.
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