Obesità e genetica: fattori predisponenti e strategie personalizzate
Anna Maria Londero – Biologa Nutrizionista, Personalife
Il ruolo della genetica nella regolazione del peso corporeo
L’obesità rappresenta una delle principali sfide sanitarie del XXI secolo.
Negli ultimi decenni la sua prevalenza è aumentata in modo costante in tutte le aree geografiche, interessando popolazioni con caratteristiche demografiche, economiche e culturali molto diverse. L’Organizzazione Mondiale della Sanità la riconosce come una patologia cronica complessa, associata a un incremento del rischio di diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari, steatosi epatica, alcune forme tumorali e numerose altre condizioni metaboliche.
L’attuale quadro epidemiologico evidenzia come la crescita dei casi non possa essere attribuita a un singolo determinante, ma sia il risultato dell’interazione tra predisposizione genetica, fattori ambientali, alimentazione e sedentarietà.
La genetica non determina un destino immutabile, ma contribuisce a definire una predisposizione individuale.
Varianti presenti nel DNA possono modificare l’attività di specifici geni coinvolti nella fame, nella sazietà, nel metabolismo lipidico, nell’utilizzo del glucosio e nella comunicazione tra tessuti.
Fattori genetici predisponenti e metabolismo individuale
Gli studi di associazione genomica hanno identificato numerose varianti correlate all’aumento del rischio di sviluppare obesità. Tra queste, alcune influenzano il funzionamento dei circuiti neuroendocrini che regolano l’introito alimentare e la percezione della ricompensa associata al cibo.
Alcuni geni hanno attirato particolare attenzione nella ricerca sull’obesità.
arianti del gene FTO, per esempio, sono state associate a una maggiore probabilità di aumento ponderale e a differenze nella regolazione dell’appetito.
Varianti del gene MC4R possono portare a disregolazioni del senso di sazietà, con conseguente obesità, anche ad esordio infantile.
Altri geni coinvolti nella comunicazione tra tessuto adiposo, cervello e organi metabolici comprendono i geni correlati alla via della leptina (FAIM2), dell’insulina e ai meccanismi di controllo ipotalamico.
Il peptide NPY regola l’appetito e promuove l’assunzione di cibo, varianti a carico del gene sono correlate ad un maggiore accumulo di grasso.
La comprensione di questi meccanismi permette di superare una valutazione basata esclusivamente su parametri generici.
L’analisi genetica può offrire informazioni utili per individuare profili biologici differenti e impostare interventi nutrizionali più mirati.
Nutrigenetica e nutrizione di precisione
L’analisi genehome analizza il rapporto tra varianti genetiche e risposta agli alimenti.
Alcune differenze nel DNA possono influenzare il modo in cui l’organismo metabolizza grassi, carboidrati e altri nutrienti.
Il test permette una maggiore comprensione di alcuni fenomeni fisiologici caratteristici dell’organismo legati al metabolismo dei macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati). L’analisi fornisce, inoltre, informazioni utili sul bilanciamento tra glucosio e insulina (glicazione e diabete), sul funzionamento delle vie metaboliche e il trasporto di colesterolo e trigliceridi, sulla deposizione di massa grassa e sul catabolismo degli aminoacidi.
È inoltre presente un set specifico di geni che sono coinvolti nella regolazione ormonale e senso di fame/sazietà: adiponectina, leptina, grelina, NPY, catecolamine, ormoni tiroidei (alterazioni su recettore TSH), melanocortina e melatonina.
L’analisi genehome consente la costruzione di un piano nutrizionale che non si basa sulla semplice esclusione di categorie alimentari, ma sulla costruzione di un piano coerente con il funzionamento biologico della persona.
L’obiettivo è individuare interventi sostenibili che tengano conto della variabilità individuale. Un’alimentazione adatta al profilo genetico e metabolico può supportare una gestione più consapevole del peso e dei parametri correlati.
Nuove prospettive nella gestione dell’obesità
L’ambiente obesogeno, ovvero lo stile di vita sempre più sedentario degli utili decenni, la maggiore disponibilità di alimenti ultra processati, hanno via via reso più vulnerabili le persone geneticamente predisposte all’incremento ponderale.
La Medicina di precisione offre al professionista nuovi strumenti per comprendere i meccanismi che favoriscono l’obesità, con l’obiettivo di sviluppare percorsi clinici costruiti sulle caratteristiche individuali.
Fonti
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