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Test vaginali: dal controllo ginecologico al microbiota

visita ginecologia paziente e professionista

Autore

Matteo Cerboneschi PhD – CEO di Personalife

Oltre i controlli tradizionali: perché il microbiota vaginale conta

I test vaginali rappresentano un passaggio fondamentale per la salute della donna, ma una visione completa richiede di guardare oltre i controlli tradizionali. Scopri come i test del microbiota vaginale integrano gli strumenti clinici classici e permettono un approccio personalizzato ai disturbi ginecologici.

 

I test vaginali eseguiti dal ginecologo (es. pap test, tamponi e colture batteriche) consentono di individuare infezioni e alterazioni cellulari. Questi strumenti restano essenziali, ma non raccontano tutto.

Molti disturbi ginecologici ricorrenti, come vaginosi batterica, cistiti, candidosi, dolore ai rapporti o infertilità, possono infatti avere origine da un microbiota vaginale alterato, cioè da uno squilibrio nella flora batterica che abita la mucosa vaginale.

Un test del microbiota vaginale permette di ottenere una fotografia dettagliata della comunità batterica che protegge l’ambiente vaginale.ù

Quando prevalgono i lattobacilli “protettivi” (come L. crispatus o L. gasseri), il pH rimane basso e le difese naturali sono forti. Al contrario, la riduzione di queste specie e la comparsa di flora polimicrobica aumenta la suscettibilità a infezioni e infiammazioni.

Capire quando ha senso valutare il microbiota vaginale significa affiancare alla diagnosi “del singolo episodio” una lettura più ampia: la tendenza alle recidive, i fattori predisponenti e la risposta nel tempo ai percorsi di prevenzione e trattamento.

 

Microbiota o microbioma vaginale?

Microbiota e microbioma sono termini spesso usati come sinonimi, ma indicano concetti diversi:

 

 

  • Con microbiota vaginale si intende l’insieme dei microrganismi che vivono nell’ambiente vaginale (soprattutto batteri, ma anche funghi e virus)
  • Il microbioma vaginale include invece il microbiota e il suo “contesto biologico”: patrimonio genetico (DNA/RNA) e prodotti metabolici.

 

Nella pratica clinica, quando parliamo di test del microbiota ci riferiamo soprattutto alla composizione della comunità microbica e al suo equilibrio complessivo, perché è questo dato che aiuta a orientare prevenzione, terapia e follow-up.

Disbiosi genitale: quando l'equilibrio si rompe

La disbiosi genitale non è semplicemente un’infezione “in senso tradizionale”, ma uno stato di squilibrio che può favorire recidive e sintomi persistenti. In letteratura, profili di disbiosi (come quelli compatibili con vaginosi batterica) sono associati a un aumento del rischio di vaginosi ricorrente, cistiti e candidosi recidivanti e a una maggiore suscettibilità a infiammazione locale e infezioni sessualmente trasmesse.
Nei percorsi pre-concezionali e in gravidanza, il tema va contestualizzato caso per caso e integrato con la valutazione clinica.

 

La disbiosi genitale è caratterizzata dalla:

 

  • Riduzione dei lattobacilli protettivi (L. crispatus, L. gasseri, L. jensenii, L. iners)
  • Aumento di batteri potenzialmente patogeni come Gardnerella vaginalis, Prevotella, Mobiluncus e altri anaerobi
  • Alterazione del pH vaginale (pH > 4,5)
  • Aumento dell’infiammazione locale

 

La disbiosi genitale non è semplicemente un’infezione in senso tradizionale, ma uno stato di squilibrio che aumenta il rischio di vaginosi batterica ricorrente, cistiti croniche, candidosi ricorrenti, complicazioni in gravidanza (aborto spontaneo, parto pretermine), ridotta fertilità e maggiore suscettibilità a infezioni sessualmente trasmesse.

test esame ginecologico

Vaginotipi (CST): le 5 comunità batteriche vaginali

Recenti studi di Medicina di precisione hanno identificato 5 principali tipologie di comunità batteriche vaginali, chiamate CST (Community State Types) o vaginotipi. Ogni CST rappresenta uno stato specifico di salute vaginale e predisposizione a infezioni.

 

CST I: Lactobacillus crispatus dominante
È generalmente considerato il profilo più “protettivo”: dominanza di L. crispatus, pH tendenzialmente basso e buona stabilità nel tempo.

 

CST II: Lactobacillus gasseri dominante
Profilo in eubiosi con pH basso; la protezione è buona, ma la stabilità può variare tra le persone.

 

CST III: Lactobacillus iners dominante
Spesso compatibile con eubiosi, ma più “instabile”: in alcune donne rappresenta uno stato di transizione e può evolvere più facilmente verso disbiosi, soprattutto in presenza di trigger.

 

CST IV: polimicrobico (disbiosi)
Dominanza di anaerobi (es. Gardnerella, Prevotella, Mobiluncus) con lattobacilli ridotti e pH più alto. È il profilo più spesso associato a vaginosi batterica e recidive, e richiede inquadramento clinico e follow-up.

 

CST V: Lactobacillus + anaerobi (profilo intermedio)
Presenza di lattobacilli (spesso L. iners) insieme a una quota significativa di anaerobi: può riflettere una disbiosi lieve o una fase di transizione, utile da monitorare nei quadri ricorrenti.

Come proteggere il microbiota vaginale

Proteggere il microbiota vaginale è un passaggio centrale per ridurre il rischio di disbiosi e di infezioni ricorrenti, soprattutto nelle donne predisposte alle recidive.
Il primo pilastro è un’
igiene intima “low impact”: la detersione dovrebbe rimanere esterna, a livello vulvare, utilizzando prodotti delicati e non profumati ed evitando lavaggi eccessivi.

Al contrario, i lavaggi interni e il douching non sono raccomandati perché possono alterare l’equilibrio dell’ecosistema vaginale e favorire irritazioni o disturbi; anche l’asciugatura conta, e andrebbe fatta tamponando con delicatezza per limitare attrito e infiammazione.

 

Un secondo aspetto riguarda la sessualità, che in alcune pazienti può rappresentare un fattore di rischio per recidive o riacutizzazioni. In presenza di episodi ricorrenti, ha senso valutare strategie pratiche come l’uso del preservativo e una gestione personalizzata dei trigger (irritazioni, secchezza, lubrificanti non tollerati). Nei periodi sintomatici o durante una terapia in corso, è opportuno modulare i rapporti sulla base del quadro clinico e delle indicazioni del ginecologo, con l’obiettivo di non perpetuare l’infiammazione.

 

Sul fronte terapeutico, la regola è evitare l’automedicazione: gli antibiotici vanno usati solo quando esiste un’indicazione clinica appropriata, e vale la pena ridurre i cicli empirici ripetuti quando non necessari, perché possono destabilizzare l’ecosistema e aumentare la probabilità di recidiva. In questo contesto rientra anche il tema dei probiotici: in alcuni casi può essere utile considerare lattobacilli selezionati, ma sempre su indicazione del ginecologo e con un approccio realistico, ricordando che nelle principali raccomandazioni cliniche internazionali, i probiotici non sono considerati un trattamento standard per la vaginosi batterica, ma possono essere valutati caso per caso dal ginecologo.

Quando vengono utilizzati, funzionano meglio se inseriti in un piano più ampio, che includa stile di vita, controllo dei trigger e follow-up.

 

Infine, nei quadri ricorrenti è fondamentale strutturare un monitoraggio: se i sintomi tendono a ripresentarsi, la valutazione clinica resta il punto di partenza, e in casi selezionati può essere utile affiancare un test del microbiota per osservare l’andamento verso l’eubiosi e guidare eventuali aggiustamenti del percorso nel tempo.

Come symbyo vaginal aiuta i ginecologi

Vantaggi clinici

symbyo vaginal è un’analisi del microbiota vaginale basata su NGS che descrive la composizione della comunità microbica e la colloca in un profilo (CST) utile per personalizzare prevenzione, terapia e follow-up.

 

I vantaggi clinici sono:

 

  • Inquadramento completo: permette di osservare la comunità nel suo insieme, inclusi profili non “catturati” dalla coltura tradizionale
  • Medicina personalizzata: il CST aiuta a capire se il profilo è dominato da lattobacilli “protettivi” o se è più eterogeneo/non protettivo
  • Riduzione dell’approccio empirico: supporta decisioni più mirate (quando usare antibiotici, quando valutare strategie di supporto, quando impostare follow-up)
  • Monitoraggio: utile per documentare il cambiamento pre/post trattamento e la tendenza al ritorno verso eubiosi

 

Un approccio integrato: Medicina di precisione al servizio della salute intima

Fare un test microbiota vaginale non sostituisce i controlli ginecologici tradizionali (es. Pap test, ecografia, visita), ma li integra aggiungendo una lettura “ecosistemica” della salute vaginale, aiutando a interpretare sintomi ricorrenti, personalizzare prevenzione e trattamenti e monitorare nel tempo il ritorno all’eubiosi.

 

Cosa significa, in pratica:

✓ aggiungere un tassello utile per comprendere i sintomi e i pattern di recidiva

✓ impostare interventi più mirati per favorire un microbiota più protettivo e ridurre la suscettibilità alle infezioni

✓ supportare la fase pre-concezionale affrontando eventuali disbiosi prima della gravidanza (quando clinicamente indicato)

✓ adattare la prevenzione alle diverse fasi della vita, dall’età fertile alla menopausa

✓ ridurre l’uso empirico di antibiotici e valutare, quando appropriato, strategie di supporto (probiotici, igiene “low impact”, follow-up)