Che collegamento c'è tra microbiota vaginale e fertilità
Silvia Carpitelli – Biologa Nutrizionista, Personalife
Il rapporto tra microbiota vaginale e fertilità è oggi oggetto di numerosi studi.
Le comunità microbiche presenti nel tratto riproduttivo femminile possono infatti contribuire alla regolazione del pH, alla protezione della mucosa, alla risposta immunitaria locale e alla resistenza verso la crescita di microrganismi opportunisti.
Questi processi possono assumere rilievo sia nel concepimento spontaneo sia nei percorsi di procreazione medicalmente assistita.
La composizione del microbiota vaginale viene studiata soprattutto in relazione alla probabilità di impianto embrionale, alla gravidanza clinica, all’aborto e al nato vivo.
Quali microrganismi caratterizzano il microbiota vaginale
Nelle donne in età fertile, il microbiota vaginale presenta spesso una bassa diversità e una prevalenza di batteri appartenenti al genere Lactobacillus.
Questo aspetto distingue l’ambiente vaginale da quello intestinale, nel quale una maggiore diversità microbica è generalmente considerata favorevole.
I lattobacilli vaginali utilizzano i substrati disponibili nella mucosa e producono acido lattico, contribuendo al mantenimento di un pH acido. Tale condizione limita la crescita di numerosi batteri anaerobi e può influenzare l’attività delle cellule epiteliali e immunitarie presenti nella mucosa.
Non tutte le specie di Lactobacillus presentano però le stesse caratteristiche.
La presenza predominante di Lactobacillus crispatus è generalmente associata a una comunità microbica più stabile, a un ambiente meno infiammatorio e a una maggiore resistenza verso la colonizzazione da parte di microrganismi opportunisti.
Le comunità dominate da lattobacilli, in particolare da L. crispatus, sono state associate anche a migliori probabilità di concepimento e impianto.
Perché le diverse specie di lattobacilli non sono equivalenti
Una valutazione del microbiota vaginale dovrebbe considerare non soltanto la quantità complessiva di lattobacilli, ma anche le specie che compongono questa quota.
Lactobacillus crispatus produce acido lattico ed è frequentemente associato a un pH vaginale contenuto e a una minore instabilità della comunità microbica. La sua dominanza viene quindi interpretata, nella maggior parte degli studi, come una configurazione favorevole.
Lactobacillus iners presenta invece caratteristiche differenti.
Può essere rilevato sia in condizioni considerate fisiologiche sia durante fasi di transizione verso una disbiosi o dopo un trattamento antibiotico. Le comunità dominate da L. iners sembrano meno resistenti alle variazioni ambientali e possono modificarsi più facilmente in seguito a cambiamenti ormonali, mestruazioni, rapporti sessuali o terapie farmacologiche.
La semplice dicitura “microbiota dominato da lattobacilli” può quindi risultare poco informativa quando non viene specificata la specie prevalente.
La letteratura suggerisce una maggiore capacità protettiva per L. crispatus rispetto a L. iners, senza però attribuire a una singola specie un valore diagnostico indipendente dal quadro clinico.
Cosa accade quando aumentano diversità e batteri anaerobi
Una maggiore diversità del microbiota vaginale può corrispondere a una riduzione dei lattobacilli e alla crescita di batteri anaerobi.
Tra i microrganismi più frequentemente associati a questa configurazione si trovano specie appartenenti ai generi Gardnerella, Prevotella e Megasphaera, oltre a Fannyhessea vaginae e ai batteri raggruppati nella categoria BVAB, cioè bacterial vaginosis-associated bacteria.
Questa composizione può accompagnarsi a variazioni del pH, produzione di metaboliti differenti, degradazione del muco e maggiore attivazione dei processi infiammatori locali. Non tutte le donne con un microbiota ricco di anaerobi presentano sintomi, e la disbiosi rilevata tramite sequenziamento non coincide sempre con una diagnosi clinica di vaginosi batterica.
La vaginosi batterica è caratterizzata da una riduzione dei batteri produttori di acido lattico e da una maggiore presenza di anaerobi stretti o facoltativi. La sua associazione con endometrite, malattia infiammatoria pelvica e infertilità è stata descritta in letteratura, soprattutto quando l’alterazione microbica favorisce la diffusione ascendente dei microrganismi verso il tratto riproduttivo superiore.
Quanto il microbiota vaginale ed endometriale può influenzare l’impianto
Il microbiota vaginale può contribuire a definire le condizioni biochimiche e immunitarie con cui entrano in contatto la cervice e i tessuti del tratto riproduttivo.
Un ambiente dominato da lattobacilli tende a presentare un pH più acido e una minore crescita di anaerobi, mentre una disbiosi può essere associata a modificazioni della barriera epiteliale e a una maggiore produzione di mediatori infiammatori.
Questi elementi potrebbero interferire con la preparazione della mucosa, la tolleranza immunitaria e le prime fasi della gravidanza. Il meccanismo non dipende esclusivamente dalla presenza di un determinato batterio, ma dal modo in cui l’intera comunità microbica interagisce con le cellule della mucosa e con il sistema immunitario.
Lo studio del microbiota endometriale è più complesso.
L’endometrio è un ambiente a bassa biomassa microbica, nel quale la quantità di DNA batterico rilevabile è molto inferiore rispetto alla vagina. Il prelievo richiede inoltre il passaggio attraverso il canale cervicale, con un conseguente rischio di contaminazione del campione.
Per questo motivo non è ancora completamente definito se esista un microbiota endometriale stabile e condiviso dalla popolazione generale.
Alcuni studi hanno associato la riduzione dei lattobacilli endometriali, l’aumento della diversità e la presenza di batteri opportunisti a endometrite cronica, ripetuti fallimenti di impianto o risultati riproduttivi meno favorevoli. Queste osservazioni devono essere interpretate considerando le difficoltà metodologiche e l’assenza di protocolli analitici uniformi.
Qual è la relazione tra microbiota intestinale e vaginale
I due distretti presentano caratteristiche molto diverse. Il microbiota intestinale comprende comunità estremamente numerose e diversificate, mentre quello vaginale è spesso dominato da una o poche specie batteriche. Nonostante queste differenze, i due ambienti possono essere influenzati da fattori comuni.
Ormoni sessuali, farmaci, alimentazione, metabolismo e attività immunitaria sistemica possono modificare contemporaneamente il microbiota intestinale e quello vaginale. Anche la vicinanza anatomica fra area intestinale, perineale e genitale può favorire il trasferimento di alcuni microrganismi.
Il microbiota intestinale partecipa inoltre al metabolismo degli estrogeni. Alcuni batteri intestinali possiedono enzimi capaci di intervenire sulla trasformazione e sul ricircolo di questi ormoni. Una variazione dell’esposizione estrogenica può riflettersi sulle caratteristiche dell’epitelio vaginale e sulla disponibilità dei substrati utilizzati dai lattobacilli.
Sono state proposte anche connessioni mediate dall’infiammazione sistemica e dai metaboliti di origine microbica. Al momento, però, non è possibile stabilire che una specifica alterazione intestinale causi direttamente una disbiosi vaginale o un problema di fertilità. La ricerca sta cercando di distinguere le correlazioni condivise dai rapporti causali.
Che ruolo può avere l’integrazione
Le ricerche sui probiotici a base di lattobacilli suggeriscono un possibile ruolo di supporto nella fertilità, sia nelle donne con difficoltà a concepire sia nei percorsi di procreazione medicalmente assistita.
Alcuni studi indicano che la somministrazione orale potrebbe essere associata a un lieve aumento delle probabilità di gravidanza, mentre i trattamenti vaginali mostrano risultati più variabili, con possibili benefici soprattutto sulla riduzione degli aborti.
Nel complesso, i probiotici possono rappresentare un intervento di supporto in condizioni selezionate, ma le evidenze disponibili non consentono ancora di considerarli una strategia capace di aumentare con certezza la fertilità. Il loro impiego dovrebbe quindi essere valutato individualmente, tenendo conto del quadro clinico, delle caratteristiche del microbiota e dello specifico percorso riproduttivo.
Come interpretare l’analisi del microbiota vaginale
L’analisi del microbiota vaginale può fornire informazioni sull’abbondanza dei lattobacilli, sulle specie dominanti e sulla presenza di batteri associati alla disbiosi. Il risultato dovrebbe essere valutato insieme ai sintomi, all’anamnesi ginecologica, alla fase del ciclo, alle terapie recenti e all’eventuale percorso di fertilità.
Il riscontro di Gardnerella o di un altro microrganismo non equivale automaticamente alla presenza di un’infezione da trattare.
Molte specie possono essere presenti a basse abbondanze senza provocare manifestazioni cliniche. Sono la quantità relativa, le associazioni fra microrganismi e le condizioni della mucosa a rendere il dato più o meno rilevante.
Allo stesso modo, la dominanza di L. iners non dovrebbe essere interpretata con gli stessi criteri utilizzati per L. crispatus. L’identificazione a livello di specie permette di ottenere indicazioni più precise rispetto alla sola misurazione della quota complessiva di lattobacilli.
Il test del microbiota vaginale symbyo vaginal di Personalife valuta la composizione batterica del microambiente vaginale, la predominanza dei lattobacilli e la presenza di eventuali alterazioni microbiche. I dati devono essere inseriti in una valutazione personalizzata e non sostituiscono la visita ginecologica, la diagnosi di infezione o gli approfondimenti previsti nei percorsi per infertilità.
Verso una valutazione più precisa della fertilità
Il microbiota vaginale rappresenta uno dei fattori che possono contribuire alle condizioni locali coinvolte nel concepimento e nell’impianto embrionale.
Le evidenze più ricorrenti associano la dominanza di Lactobacillus crispatus a una maggiore stabilità microbica, mentre la riduzione dei lattobacilli e la crescita di anaerobi vengono osservate più frequentemente nelle donne con infertilità o risultati meno favorevoli nei percorsi di procreazione assistita.
Questi dati non consentono ancora di utilizzare il microbiota come indicatore isolato della probabilità di gravidanza o di nato vivo.
L’età, la riserva ovarica, la qualità embrionale, la funzionalità tubarica, le condizioni endometriali, lo stato ormonale e i fattori maschili mantengono un ruolo determinante.
Una lettura accurata del microbiota vaginale richiede quindi dati tassonomici affidabili e integrazione con il quadro clinico.
Riferimenti scientifici
- Hiratsuka D, Matsuo M, Hirota Y. The reproductive tract microbiome and female fertility: dysbiosis, disease links, and emerging therapeutic strategies. Fertility and Sterility, 2026.
- Samama M, et al. Vaginal Microbiome and Its Relationship with Assisted Reproduction: A Systematic Review and Meta-Analysis. Life, 2025;15:1382.
- Distinctive reproductive tract microbial characteristics associated with infertility: a systematic review and meta-analysis. Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, 2026.
- Günther V, et al. Vaginal Microbiome in Reproductive Medicine. Diagnostics, 2022;12:1948.
- Xiao L, Zuo Z, Zhao F. Microbiome in Female Reproductive Health: Implications for Fertility and Assisted Reproductive Technologies. Genomics, Proteomics & Bioinformatics, 2024.
- Hiratsuka D, Hirota Y. Lactobacillus-containing probiotics and clinical pregnancy in infertile women undergoing ART: a systematic review and meta-analysis. European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology. 2026;324:115228.
- Ravel J, Moreno I, Simón C. Bacterial vaginosis and its association with infertility, endometritis, and pelvic inflammatory disease. American Journal of Obstetrics and Gynecology, pubblicazione online 2020.