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Celiachia e sensibilità al glutine: inquadramento fisiopatologico, clinico e genetico

Alimenti contenenti glutine

Autore

Matteo Cerboneschi PhD – CEO di Personalife

Celiachia e sensibilità al glutine nel contesto clinico attuale

Negli ultimi decenni, l’interesse scientifico e clinico nei confronti del glutine e delle patologie correlate alla sua assunzione è cresciuto in modo significativo.

Questo incremento è attribuibile sia a una reale aumentata incidenza delle diagnosi, sia al miglioramento degli strumenti diagnostici e alla maggiore consapevolezza nella pratica clinica.

Nonostante ciò, nel linguaggio comune e talvolta anche in ambito sanitario non specialistico, celiachia e sensibilità al glutine non celiaca (Non-Celiac Gluten Sensitivity, NCGS) vengono ancora impropriamente utilizzate come sinonimi, pur rappresentando condizioni cliniche e sintomatologiche profondamente differenti.

Dal punto di vista medico-scientifico, celiachia e NCGS divergono per meccanismi patogenetici, coinvolgimento immunitario, implicazioni sistemiche e strategie di gestione clinica. Un inquadramento differenziale corretto è pertanto essenziale sia per evitare diagnosi mancate di una patologia autoimmune cronica, sia per prevenire restrizioni dietetiche non necessarie o potenzialmente dannose.

La celiachia: definizione e fisiopatologia

La celiachia è una malattia autoimmune sistemica, cronica e immuno-mediata, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. L’esposizione al glutine determina una risposta immunitaria aberrante che conduce a un danno strutturale progressivo della mucosa dell’intestino tenue, caratterizzato principalmente da atrofia dei villi intestinali, iperplasia delle cripte e incremento dei linfociti intraepiteliali.

La compromissione della superficie assorbente si traduce in un malassorbimento di macro e micronutrienti, responsabile di un ampio spettro di manifestazioni cliniche, che possono coinvolgere non solo l’apparato gastrointestinale ma numerosi distretti sistemici.

 

A cosa è dovuta la celiachia

 

Lo sviluppo della celiachia richiede la concomitanza di tre elementi indispensabili:

  • esposizione al glutine, in particolare alle frazioni proteiche ricche in prolina e glutammina (gliadine);
  • predisposizione genetica, prevalentemente associata ad antigeni del sistema HLA;
  • attivazione del sistema immunitario adattativo, con produzione di autoanticorpi specifici e instaurarsi di uno stato infiammatorio cronico.

Nei soggetti geneticamente predisposti, i peptidi del glutine superano la barriera intestinale e vengono deamidati dall’enzima transglutaminasi tissutale. Questo processo ne aumenta l’affinità per le molecole HLA-DQ2 e HLA-DQ8, favorendo la presentazione antigenica ai linfociti T CD4+ e l’avvio della cascata autoimmune responsabile del danno mucosale.

Sensibilità al glutine non celiaca

L’aumento della prevalenza della celiachia osservato negli ultimi anni è il risultato di molteplici fattori, tra cui:

  • la maggiore diffusione dei test sierologici ad alta sensibilità e specificità;
  • il riconoscimento delle forme atipiche, paucisintomatiche e silenti;
  • le modificazioni qualitative e quantitative del glutine nelle produzioni alimentari moderne;
  • alterazioni del microbiota intestinale;
  • fattori ambientali ed epigenetici in grado di modulare la risposta immunitaria.


Questi elementi contribuiscono a spiegare perché la celiachia venga oggi diagnosticata più frequentemente rispetto al passato, anche in soggetti adulti.

celiachia e sensibilità al glutine
celiachia e intolleranza al glutine

L’analisi genetica come strumento di chiarezza

La sensibilità al glutine, invece, non è una malattia autoimmune. Si tratta di una reazione individuale in cui il glutine provoca gonfiore, dolore addominale, affaticamento e alterazioni dell’umore, senza però provocare il danno intestinale tipico della celiachia. È quindi un’intolleranza alimentare, spesso più difficile da identificare con chiarezza.

 

Per distinguere correttamente la celiachia dalla sensibilità al glutine, la strada più solida è affidarsi alla genetica. Alcune varianti del DNA, infatti, giocano un ruolo chiave nello sviluppo della celiachia e possono essere identificate con un test genetico intolleranze alimentari.

 

Tra i marcatori più rilevanti troviamo:

  • HLA DQ2 e HLA DQ8, presenti nella grande maggioranza dei soggetti celiaci;
  • geni che regolano la risposta immunitaria, come SH2B3, IL2/IL21, RGS1, IL12A, IL18R1, CCR-3, LPP, TAGAP.
celiachia e sensibilità al glutine: il percorso diagnostico

Manifestazioni cliniche della celiachia nell’adulto

La celiachia può manifestarsi a qualsiasi età e con un fenotipo clinico estremamente eterogeneo. Nell’adulto, i sintomi gastrointestinali classici possono essere lievi o assenti, mentre risultano spesso predominanti le manifestazioni extra intestinali.

 

Principali sintomi

 

  • diarrea cronica o alvo alternante;
  • distensione e dolore addominale;
  • calo ponderale o difficoltà nel mantenimento del peso;
  • astenia marcata e ridotta performance fisica e cognitiva;
  • anemia sideropenica, spesso refrattaria alla supplementazione marziale;
  • carenze di ferro, vitamina B12, folati e vitamina D;
  • osteopenia e osteoporosi;
  • cefalea, neuropatie periferiche e alterazioni cognitive;
  • dermatite erpetiforme;
  • disturbi dell’umore e compromissione della qualità della vita.

La celiachia e l’anemia

 

L’anemia rappresenta una delle manifestazioni extra intestinali più comuni della celiachia, soprattutto nelle diagnosi tardive.
Il danno villare compromette l’assorbimento del ferro e dei folati, rendendo l’anemia sideropenica un importante campanello d’allarme clinico.

Decorso della malattia: la celiachia può regredire?

La celiachia è una condizione cronica immuno-mediata che richiede una dieta rigorosamente priva di glutine a lungo termine.
Con un’aderenza adeguata si osservano nella maggior parte dei casi normalizzazione sierologica, guarigione mucosale e remissione clinica, pur permanendo la suscettibilità immunologica di base.

 

Predisposizione genetica alla celiachia

 

La predisposizione genetica è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per lo sviluppo della malattia. Oltre il 95% dei pazienti celiaci presenta specifici aplotipi del complesso maggiore di istocompatibilità (HLA).

Principali marcatori genetici

  • HLA-DQ2 e HLA-DQ8;
  • geni coinvolti nella regolazione della risposta immunitaria, tra cui SH2B3, IL2/IL21, RGS1, IL12A, IL18R1, CCR3, LPP e TAGAP.

La presenza di tali varianti identifica uno stato di suscettibilità. Al contrario, la loro assenza rende la diagnosi di celiachia altamente improbabile e riveste un elevato valore predittivo negativo.

Sensibilità al glutine non celiaca (NCGS)

La NCGS è una sindrome caratterizzata da sintomi gastrointestinali ed extraintestinali che insorgono in relazione all’ingestione di alimenti a base di frumento/glutine e che migliorano con la loro riduzione/eliminazione, in assenza di celiachia e di allergia al grano.

 

Non esistono ad oggi biomarcatori diagnostici validati; la diagnosi è quindi clinica e di esclusione e, nei protocolli di riferimento, può essere supportata da un challenge controllato (es. criteri di Salerno).

La patogenesi è multifattoriale e non completamente chiarita: sono stati chiamati in causa alterazioni della barriera intestinale, disbiosi, attivazione dell’immunità innata e possibile ruolo di componenti del frumento diversi dal glutine, come FODMAP/fruttani e inibitori dell’amilasi-tripsina (ATI).

 

Sintomi caratteristici

 

  • gonfiore e dolore addominale;
  • affaticamento post-prandiale;
  • cefalea e “brain fog”;
  • alterazioni dell’umore;
  • ridotta tolleranza digestiva.

Come si diagnostica la celiachia

La diagnosi di celiachia richiede un iter strutturato su dieta contenente glutine e integra anamnesi, sierologia (tTG-IgA e IgA totali; EMA come conferma; test IgG in caso di deficit IgA), e conferma endoscopico-istologica nei casi indicati. In età pediatrica, in scenari selezionati può essere adottato un approccio senza biopsia secondo criteri dedicati. 

 

Il contributo dell’analisi genetica

 

L’analisi HLA è utile per stimare la suscettibilità e soprattutto per il suo elevato valore predittivo negativo: l’assenza di DQ2/DQ8 rende la celiachia altamente improbabile. Può supportare l’inquadramento nei casi con sierologia/istologia discordanti o in soggetti già in dieta senza glutine che non intendono eseguire un gluten challenge.

Genehome INTALLERGY: genetica applicata alla pratica clinica

La valutazione della predisposizione alla celiachia e alle principali intolleranze alimentari viene effettuata tramite genehome intallergy, un test genetico avanzato che analizza marcatori HLA e geni immunoregolatori implicati nella risposta immunitaria.

Il profilo genetico ottenuto consente una valutazione sistemica del rischio individuale e include informazioni relative ad altre sensibilità alimentari, come lattosio e istamina, utili per una personalizzazione del percorso nutrizionale.

 

Verso un approccio personalizzato alla salute intestinale

 

L’integrazione della genetica nella pratica clinica consente di superare approcci dietetici generalisti, favorendo strategie nutrizionali basate sulla predisposizione biologica individuale. Questo approccio riduce il rischio di restrizioni immotivate, migliora l’aderenza terapeutica e contribuisce a una gestione più consapevole e sostenibile nel lungo periodo.